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IL SUCCESSO DEL CILIEGIO AD ALTA DENSITÀ

Grandissimo successo e interesse per il secondo convegno internazionale

Un overbooking che ha confermato il fermento e l’interesse che si sta muovendo attorno al ciliegio. Produttori da tutto il mondo hanno partecipato direttamente e live su Youtube al secondo convegno internazionale organizzato da Salvi Vivai durante Interpoma a Bolzano.

 

“Dopo 18 anni di sperimentazioni abbiamo voluto presentare i risultati tecnici e soprattutto economici del sistema ceraseto ad alta densità – afferma Flavio Lupato, direttore commerciale di Salvi Vivai – Grazie agli studi effettuati dal Prof. Rino Ghelfi dell’Università di Bologna in diverse località italiane e del Dott. Peter Hilsendegen, consulente ad Oppenheim presso il centro servizi Rheinpfalz (un’istituzione dello stato federale della Renania-Palatinato), possiamo affermare che il Sistema ciliegio ad alta densità rappresenta un interessantissimo progetto che in pochi anni può dare risultati interessanti ai produttori”.

“Nel mondo, nel 2016, si è avuta una produzione di 2,3 milioni di tonnellate e il 70% della produzione è nelle mani di soli 10 Paesi. L’Italia è il secondo Paese produttore d’Europa. Con questi numeri Salvi Vivai ha ritenuto strategico il settore e ha investito in ricerca e innovazione arrivando al sistema ad altissima densità che si è presentato. L’attenzione alle richieste del consumatore finale ha dato indicazioni precise per sviluppare anche nuove varietà sempre più dolci, con un calibro sempre più grande ed un colore sempre più scuro.” così esordisce Silvia Salvi amministratrice di Salvi Vivai.

Da quasi un secolo la ricerca e la sperimentazione sulle piante di ciliegio sono finalizzate a migliorare la performance di questo albero per rispondere fondamentalmente a due esigenze: qualità del prodotto e risultati economici rapidi per il cerasicoltore.

“Durante questo periodo siamo passati dal portinnesto Franco sperimentato nel 1915 a Vignola con una densità di 90 alberi per ettaro, per poi arrivare verso gli anni ’70, ad una densità di 300/400 piante per ettaro con un’altezza di 6 metri. – spiega Michele Giori tecnico della Salvi Vivai – La vera svolta si è avuta nell’inverno 1999/2000 con l’introduzione del portinnesto Gisela 5, passando inizialmente dalle 1.900 piante/Ha con un’altezza di 3,5-4 metri successivamente alle 5.000-6.000 piante/Ha con un’altezza di 2-2,5 m, grazie al nuovo sistema “ceraseto senza scala” sviluppato ormai da oltre 10 anni dalla Salvi Vivai”.

Le peculiari caratteristiche di questo sistema sono dunque legate all’altezza della pianta che permette di svolgere tutte le operazioni colturali da terra senza l’utilizzo di scale, generando un primo importante risparmio economico per il produttore ed un livello di sicurezza sul lavoro decisamente importante. Un altro elemento fondamentale è la produttività delle piante, che già a partire dal secondo anno dalla messa a dimora possono arrivare a produrre fino a 500 gr di prodotto per raggiungere al quarto anno i 2/2,5 Kg a pianta.

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La qualità del prodotto è un altro fattore determinante di questo sistema, infatti attraverso la sperimentazione con Università e importanti centri di ricerca, si sono sviluppate varietà che arrivano a produrre ciliegie con calibri superiori a 28 mm, prodotto sempre più richiesto e molto apprezzato dai consumatori. Infine, per assicurare tutti questi risultati  si utilizza il nuovo sistema di reti multifunzionali “keep in touch” che preserva la produzione dagli insetti come drosophilia e cimici, per esempio, assolvendo contemporaneamente anche un’importante funzione di antipioggia, antibrina e antigrandine grazie ad un doppio strato di copertura. Queste reti inoltre assicurano una migliore efficienza dei trattamenti chimici riducendo così l’impatto ambientale.

Le analisi effettuate dall’Università di Bologna confermano quanto si possa considerare interessante questo impianto che, a fronte di importanti investimenti iniziali, prevede entrate già a partire dal secondo anno come si evince dal grafico dove sono messi a confronto i sistemi tradizionali (Modena-MDP), quelli ad alta densità (Trento) con quelli ad altissima densità (Ferrara).

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“L’analisi comparata del cash flow e del break even point dei tre sistemi, – afferma il Prof. Ghelfi – evidenzia che con il sistema tradizionale il rientro dell’investimento si ha dopo undici anni, con quello a media densità si ha dopo otto anni, mentre con quello ad altissima densità, se rispettate tutte le prescrizioni tecnico-agronomiche, si ha dopo solo sei anni. Questo aspetto è di estremo interesse considerando tutti i cambiamenti che ormai sempre più rapidamente intervengono a livello globale”.

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